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Ecco perché il futuro delle Fiere NON può essere online

Fiere

fierIl settore fieristico è sicuramente uno dei più penalizzati dall’emergenza Covid-19. Ad oggi infatti  il Governo non ha ancora fissato nessuna data per la ripresa elle Fiere. In questo periodo di incertezza alcune aziende e Start-up stanno pensando ad un futuro virtuale per le manifestazioni. Sono già state ideate addirittura delle piattaforme. Noi vi spieghiamo perché il futuro delle Fiere NON deve essere virtuale e quali danni potrebbe provocare alla nostra economia e al nostro turismo. 

Pensiamo al Salone Del Mobile, uno degli eventi di maggiore spicco del nostro Paese, che quest’anno non si è svolto. L’anno scorso lo stesso evento ha contato circa 400mila visitatori, provenienti da oltre 181 Paesi di tutto il mondo. Visitatori che riempono alberghi (durante la settimana del Design si registra il tutto esaurito non solo a Milano ma anche a Como, Varese, e tutti i paesi limitrofi), che pranzano e cenano nei ristoranti, che si muovono usando i trasporti, che usano il tempo libero per fare shopping. Il danno economico derivato dalla cancellazione dell’evento è di circa 1,3 miliardi di euro (come stimato dal presidente di FederlegnoArredo, Emanuele Orsini). Senza contare quelle migliaia di eventi legati al Fuorisalone, che animavano ogni angolo della città generando un indotto di circa 350 milioni di euro tra ricettività, commercio e trasporti.
Questo solo per quanto riguarda il Salone del Mobile.  Nel nostro Paese tra Milano, Rimini, Parma, Verona, Bologna e i principali poli fieristici dall’inizio dell’emergenza sono state cancellate/spostate tutte le Fiere in programma (oltre 130, tra le più importanti ricordiamo Vinitaly, Cosmoprof e Cibus). Con tutte le conseguenze economiche che ne derivano.
Il settore fieristico in Italia genera affari per 60 oltre milioni di euro e da lavoro a svariate categorie: gli allestitori in primis ma anche designer, agenzie di comunicazione, falegnami, vetrai, fioristi, catering, alberghi e ristoranti, elettricisti, stampatori, grafici, e l’elenco di chi lavora ad un evento fieristico è ancora lungo.
Come possiamo davvero pensare di “trasferire” il settore nel virtuale senza pensare al danno che questo creerebbe alla nostra economia?
Oltre a tutto questo c’è anche il fattore umano. Le Fiere sono sempre state, oltre ad un’opportunità di business, un luogo di aggregazione fatto di strette di mano, saluti, abbracci e condivisione. Incontrare Clienti e Fornitori, parlare davanti ad un caffè, stringere accordi guardandosi negli occhi. Vogliamo davvero rinunciare a tutto questo?
Immaginiamo di visitare una fiera enogastronomica: i sapori, i profumi, il gusto… come si riproduce tutto questo online?
Ci sono esperienze che devono essere vissute di persona, il virtuale e lo smart working sicuramente sono il futuro, ma NON devono sostituire gli eventi fieristici!
Il mondo fieristico cambierà ed è pronto a ripartire: AEFI (Associazione Esposizioni e Fiere Italiane) ha già predisposto le linee guida per l’organizzazione e la gestione delle manifestazioni fieristiche in piena sicurezza in tempo di Covid-19.  Ci auguriamo che il Governo e le autorità competenti decidano quanto prima la ripartenza delle Fiere.

il team STAND Lacèe 

 

 

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One Response to "Ecco perché il futuro delle Fiere NON può essere online"

  • Antonio Mirabile
    Maggio 27, 2020 - 11:21 am Reply

    Condivido in toto questo “allarme”. Si perchè , come ben scrive l’autore di questo articolo, il “virtuale” non potrà mai sostituire il “reale” in questo ambito. Le Fiere sono un momento molto importante per gli espositori durante le quali hanno la possibilità di consolidare e/o stringere quei rapporti umani che sono la base della collaborazione fornitore/cliente. Momenti unici ai quali rinunciando si provocherebbero danni a questa collaborazione. Auspico che le autorità competenti prevedano in tempi strettissimi la riapertura delle fiere, pur attuando tutte le precauzioni per il loro svolgimento in sicurezza.
    Antonio Mirabile

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